Anello ciclopedonale del Trasimeno, la lungimiranza di un progetto complesso

Il recente riconoscimento ottenuto dalla ciclovia del Trasimeno, vincitrice del “Green Road Award 2026”, noto anche come l’oscar italiano del cicloturismo, rappresenta un traguardo di grande valore per tutto il territorio. Per comprenderne la reale importanza basta scorrere la classifica del premio: l’anello ciclopedonale umbro ha conquistato il primo posto imponendosi su oltre trenta candidature nazionali e superando realtà turistiche di richiamo come il giro del Gargano, i percorsi del Piemonte e del Lazio, ma anche la ciclovia dell’Etruria.

È un risultato che genera una legittima soddisfazione per gli amministratori che negli anni hanno difeso e portato avanti il progetto, malgrado le costanti polemiche che ne hanno accompagnato il travagliato sviluppo. Quando chiusi pubblicamente il mio mandato da sindaco di Magione era stata appena portata a termine la sezione di anello ai piedi di Monte del Lago. Decisi di mettere quell’opera al centro della narrazione dei dieci anni da amministratore perché con quel tratto – tra i più affascinanti di tutto il lago – si chiudeva di fatto il disegno generale del percorso attorno al Trasimeno. Solo un breve segmento in zona La Frusta a Sant’Arcangelo rimane ancora oggi da realizzare, come giustamente evidenziato anche dal Corriere dell’Umbria nel recente approfondimento pubblicato a firma di Gabriele Burini. L’attuale amministrazione del sindaco Massimo Lagetti, anche grazie alla capacità del vicesindaco Vanni Ruggeri di partecipare con successo a bandi europei, ha però già ottenuto circa un milione di euro dalla Regione Umbria per finire l’opera.

Dare continuità al tracciato tra Torricella e Sant’Arcangelo non fu semplice. Aldilà delle inevitabili tensioni sugli espropri, le discussioni si accendevano puntualmente sui materiali da utilizzare per il fondo della pista. Il progetto dovette fare i conti non solo con finanziamenti europei frammentati e discontinui, ma anche con la rigida piramide di vincoli che tutela il bacino del Trasimeno. Non mancarono, inoltre, accese polemiche locali, con esposti e proteste social per i pochi alberi rimossi lungo il percorso. Alla fine, la sfida più grande – ben superiore alla ricerca dei fondi, che per il solo Comune di Magione superarono i 3,5 milioni di euro in dieci anni (2014-2024) – fu proprio quella di coniugare la realizzazione dell’opera con il rispetto dei severi vincoli paesaggistici e ambientali.

Progettare lungo le sponde del Trasimeno ha significato confrontarsi costantemente con un quadro normativo rigidissimo: dalle direttive europee di tutela (“Habitat” e “Uccelli”) alla Zona di protezione speciale (Zps), fino ai vincoli demaniali e idraulici. Nonostante la competenza dei progettisti e delle direzioni lavori – guidate dall’ingegnere Maurizio Fazi del Comune di Magione, con il supporto degli assessori Nazareno Annetti prima e Massimo Ollieri poi – la gestione dell’impatto paesaggistico si è rivelata la sfida più complessa.

Il dibattito vedeva contrapposte due visioni distanti: da un lato, chi chiedeva un tracciato interamente asfaltato per accogliere in sicurezza i ciclisti da corsa; dall’altro, la Soprintendenza, che imponeva il rigido rispetto del paesaggio rurale attraverso l’uso di strade bianche in terra battuta. Il punto di svolta arrivò grazie alla lungimiranza dell’allora soprintendente Giuseppe La Cava. Il compromesso trovato per i tratti Montebuono-San Savino e San Feliciano-Monte del Lago si basava sull’utilizzo di un fondo in bitume rivestito da un considerevole strato di ghiaietto bianco. Questo espediente tecnico ha permesso di preservare l’estetica tipica delle storiche strade rurali umbre e toscane, garantendo al contempo una base solida ed evitando continui e costosi interventi di manutenzione – come la riparazione di buche ed erosioni – tipici del solo stabilizzato. Oggi l’infrastruttura, pur non essendo adatta alle bici da corsa, si conferma eccellente per mountain bike ed e-bike: un risultato che le è valso oggi questo importante riconoscimento.

Per il futuro, l’obiettivo dovrà essere quello di far uscire l’anello del Trasimeno dall’isolamento lacustre, trasformandolo nel fulcro di una più grande rete di mobilità dolce. Lo sguardo deve quindi spingersi oltre i confini del lago, collegando efficacemente il percorso sia all’asta ciclabile di Perugia e ai percorsi del Tevere, sia verso la Valdichiana in direzione Cortona e il Senese, passando per Chiusi e Città della Pieve. Questa ramificazione infrastrutturale permetterà ai flussi sempre crescenti del turismo all’aria aperta di viaggiare in totale sicurezza, consacrando definitivamente il territorio come meta d’eccellenza per le vacanze su due ruote. Grazie al gioco di squadra che ha sempre caratterizzato i rapporti tra le amministrazioni comunali del territorio, ci sono tutti i presupposti perché questo avvenga in tempi ragionevoli.

[pubblicato su Il Corriere dell’Umbria il 4 agosto 2026]

di Giacomo Chiodini, già sindaco di Magione

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