Decennale terremoto Valnerina, cronaca dell’esodo da Norcia e dell’accoglienza al Trasimeno

«Iniziamo una riunione tesissima. Mi viene detto che i protocolli in questi casi prevedono di allontanare dalla città, fuori dal cratere, in aree tranquille, la maggior parte delle persone. Devo indire riunioni nelle diverse frazioni di Norcia, comunicare con chiarezza alla mia gente che avrebbe dovuto accettare di andare negli alberghi della regione almeno finché non avremmo approntato mense, bagni e tende sufficienti per coloro che non potevano lasciare la città e poi per coloro che volevano o dovevano farvi subito ritorno». Nicola Alemanno, allora sindaco di Norcia, nel suo libro di memorie* racconta così il momento in cui prende atto di dover organizzare in tempi rapidissimi l’esodo dei suoi concittadini verso altri luoghi dell’Umbria.

Si tratta del primo incontro per la gestione dell’emergenza dopo la violenta scossa delle 7,36 del 30 ottobre 2016. Nel giro di qualche ora è chiaro che il terremoto – pari a 6,5 gradi della scala Richter – non ha per fortuna provocato morti, ma ha lasciato danni ingenti su tutto il territorio, compreso il crollo della Basilica di San Benedetto e la distruzione dello splendido borgo di Castelluccio. Fuggite in fretta con i soli abiti che indossavano, le persone si concentrano in fila davanti al centro operativo avanzato (Coa) dei vigili del fuoco; chiedono assistenza per rientrare un attimo nelle abitazioni danneggiate e recuperare l’essenziale. È proprio lì accanto, all’interno di una piccola tenda, che si tiene la riunione.

Nicola Alemanno – di fronte ai vertici della Regione Umbria, a partire dalla presidente Catiuscia Marini, al capo dipartimento della protezione civile Fabrizio Curcio, al commissario del governo per la ricostruzione Vasco Errani – esprime più di una preoccupazione rispetto alla reazione della popolazione all’ipotesi di trasferimento di massa. I rischi connessi alla creazione di una tendopoli invernale, destinata a impantanarsi nel fango e nella neve della Valnerina, sono però evidenti a tutti, anche allo stesso sindaco. Non possono essere utilizzate come ricovero nemmeno le palestre comunali perché dichiarate inagibili. Spostare interi nuclei familiari, anziani, persone che hanno, come frequentemente avviene nella montagna nursina, animali da accudire non è certamente semplice, ma ancora più duro appare convincere la cittadinanza a farlo evitando che la paura e la disperazione sfocino in aperte proteste o reazioni incontrollate. Proprio per questo, le riunioni di frazione per annunciare il trasferimento vedono Alemanno sempre scortato dalla polizia locale, fino al momento culmine delle 17,30 allo stadio Europa nel capoluogo, quando la comunità si trova già i bus pronti per partire poco lontano dal luogo dell’incontro.

Qui, ultima tappa del tour di annuncio dei trasferimenti, si consuma in effetti un accenno di contestazione. Sono presenti in centinaia. Alcuni chiedono la disponibilità di tende per ciascuna famiglia accanto alle case danneggiate, rifiutando qualsiasi ipotesi di abbandonare temporaneamente Norcia. La stragrande maggioranza delle persone comprendono però la necessità dell’allontanamento dalla zona del cratere. In molti, con poche buste in mano, contenenti tutto ciò che sono riusciti a recuperare grazie al supporto dei vigili del fuoco, iniziano a salire sui pullman.

Secondo i dati forniti dall’amministrazione comunale sono in 1.465 a partire, anche con mezzi propri per chi può farlo. È un momento drammatico, in cui si separano, sospesi nell’incertezza più totale sul futuro, nuclei familiari, vicini di casa e amici. Tra l’inizio della sequenza sismica il 24 agosto, le forti scosse del 26 ottobre e la drammatica giornata del 30 ottobre, salgono ora a circa 3mila i cittadini che hanno lasciato Norcia. Sul territorio comunale, sparsi nelle frazioni o nelle tende allestite rapidamente fuori dal centro storico, rimangono circa 1500 persone per le quali inizia un’imponente macchina organizzativa in vista dell’inverno. La colonna di mezzi, muovendo verso Perugia raccoglie anche diversi nuclei familiari dei comuni limitrofi, in particolare di Cascia, anch’essa danneggiata dal sisma.

La protezione civile regionale, su indicazione della presidente Catiuscia Marini che ha affidato il coordinamento dell’operazione all’assessore Antonio Bartolini, sceglie di indirizzare le persone verso le zone in cui le scosse si sono avvertite di meno, dotate di strutture alberghiere più ampie e organizzate. Bisogna individuare hotel con una capienza sufficiente a mantenere il più possibile unita la comunità nursina e dotati di un servizio di ristorazione interno per non dover ricorrere ad una complessa fornitura esterna dei pasti. Bartolini inizia subito a contattare i sindaci, che attivano la rete locale di protezione civile e il volontariato diffuso per garantire un’accoglienza immediata. I primi comuni a essere mobilitati sono Perugia, Corciano, Magione, Passignano sul Trasimeno e Castiglione del Lago. I palazzetti dello sport diventano i punti di arrivo e smistamento: Ponte San Giovanni per Perugia, San Mariano per Corciano e Magione per l’area del Trasimeno. Già dal primo pomeriggio viene acquisita dalla Regione la disponibilità delle strutture ricettive. Grazie all’impegno delle amministrazioni comunali e dei volontari di protezione civile, centinaia di sfollati trovano accoglienza prima di notte negli alberghi, alcuni dei quali riaperti a tempo di record in giornata perché chiusi durante la bassa stagione.

C’è necessità di tutto: dai pasti alle medicine, dal vestiario ai caricabatterie per i cellulari. È anche importante registrare le persone e censire i diversi bisogni per un’organizzazione più efficiente in previsione dei giorni che verranno. Si tratta di famiglie stanche, spaventate e prive di qualsiasi bene materiale. Molti sono anziani e spesso con disabilità anche importanti. Ci sono anche decine e decine di minori. Parte una grande catena di solidarietà: istituzioni locali, con i centri operativi comunali (Coc) immediatamente aperti, associazioni di protezione civile e di volontariato, servizi sociali, Usl e i medici di medicina generale, singoli cittadini che vogliono dare una mano. Un ruolo centrale lo hanno i gestori degli alberghi che fungono fin dalle prime ore da filtro per molteplici richieste. In ogni comune coinvolto si muove un’incredibile rete, mossa da un sentimento sincero di affetto e fraterno coinvolgimento. Vengono raccolti abiti, calzature e donazioni di ogni genere. Molti volontari si rendono disponibili per sporzionare i pasti nei pochi alberghi in cui non c’è una cucina interna. Si organizzano servizi di lavanderia e di mobilità locale per coprire gli spostamenti verso ambulatori medici, poste, banche e farmacie. Per garantire i collegamenti, la Regione mette a disposizione un servizio di trasporto giornaliero e gratuito verso Norcia, con partenze all’alba e rientro in serata. La linea è molto frequentata, per quanto il viaggio risulti estenuante sia per la distanza, sia per le precarie condizioni della viabilità nel cratere.

Il tema centrale diviene subito quello di assicurare la frequentazione scolastica per i tanti minori presenti: non solo un diritto, ma anche il senso di prosecuzione di una vita normale per le ragazze e i ragazzi e per i loro nuclei familiari. Le direzioni didattiche e i servizi sociali comunali fanno di tutto per trovare i giusti incastri e garantire a ciascuno dei piccoli ospiti di rientrare a scuola il prima possibile. A Magione, dove chi scrive ricopre in quel momento il ruolo di sindaco, ci si riesce già da lunedì 7 novembre, a poco più di una settimana dal terremoto. Circa cinquanta minori di Norcia iniziano a frequentare le classi di ogni ordine e grado del territorio: infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Più complesso per le scuole secondarie di secondo grado, a causa dei diversi indirizzi scolastici. Anche in questo caso è però assicurato il trasporto verso le varie destinazioni. L’accoglienza in aula, malgrado la drammaticità della situazione, è una festa con una partecipazione calorosa di tutti gli alunni e del corpo insegnante. Ai nuovi arrivati viene fornito un “kit di benvenuto” composto da zaino e materiale scolastico. L’inserimento tra i banchi sembra funzionare bene e le famiglie di Norcia manifestano un costante sentimento di gratitudine per aver dato tempestivamente un segnale concreto di serenità ai più piccoli della loro comunità.

Magione è uno dei territori con più ospiti. È soprattutto il paese di San Feliciano ad avere i numeri più alti. Lo stesso sindaco Alemanno ha qui il suo anziano padre. I due si rincontrano in occasione delle riunioni che a quindici giorni dal terremoto l’amministrazione comunale di Norcia organizza nei vari alberghi. Sono assemblee piene di emotività e tensione. Il sindaco spiega i dettagli degli interventi nel cratere e la strategia per riportare i cittadini a casa. Nonostante l’impegno incessante di Regione, protezione civile e Comune di Norcia per allestire container e casette Sae, in quel momento la maggior parte della popolazione si trova ancora alloggiata nelle tende. Questo filo diretto tra la comunità accolta negli hotel e l’amministrazione comunale incontra un favore diffuso. L’iniziativa viene infatti replicata prima delle festività natalizie e strutturata con l’individuazione di un rappresentante per ciascuna struttura, creando così un collegamento continuo tra gli ospiti, la giunta nursina e il sistema di accoglienza locale. Concluso il suo intervento, Alemanno si trova in ogni occasione a rispondere a un fiume di domande. Il quesito principale rivolto al primo cittadino è uno solo: «Quando potremo tornare?». Fornire una risposta certa è difficile, ma dopo qualche settimana i dati iniziano a mostrare i primi segnali di rientro: a dicembre 2026 il numero degli ospiti tra Magione, Passignano e Castiglione del Lago scende a 300, rispetto agli oltre 350 iniziali.

C’è una grande attenzione mediatica nel raccontare l’ospitalità dei nursini al Trasimeno. Giornali locali e anche canali nazionali forniscono in quei giorni cronache costanti. Molte sono le visite importanti che la comunità sfollata riceve. A San Feliciano domenica 6 novembre vengono a celebrare la messa il cardinale Gualtiero Bassetti assieme all’arcivescovo della diocesi di Spoleto-Norcia Renato Boccardo. In tantissimi partecipano a questo evento con grande commozione e fraternità.

La visita più importante è però quella del Capo dello Stato il 2 novembre, appena tre giorni dopo il terremoto. Sergio Mattarella arriva all’Hotel Ali Sul Lago di San Feliciano poco prima di cena, dopo un tour estenuante iniziato la mattina con il rientro a Roma da una visita ufficiale in Israele e nei Territori Palestinesi: in quel giorno visita la tendopoli di Camerino, una struttura alberghiera a Sant’Elpidio dove erano alloggiati i residenti evacuati dai comuni dell’entroterra marchigiano, la zona rossa di Norcia, osservando da vicino le ferite della città. A San Feliciano viene accolto in serata dai volontari, in particolare della Misericordia di Magione, ed entra nel ristorante dell’albergo gremito di famiglie nursine. Stringe molte mani, parla con le persone, rassicura sull’impegno dello Stato per la ricostruzione. Parte l’inno d’Italia da parte di alcuni giovani ospiti. Tutti cantano. È un momento commovente che vede partecipi tra gli altri il prefetto di Perugia, la presidente della Regione Catiuscia Marini e anche il commissario per la ricostruzione Vasco Errani.

Qualche settimana dopo, il 23 novembre, a sorpresa viene a San Feliciano Jovannotti. Cena con gli ospiti dell’albergo Ali sul Lago e poi improvvisa un concerto con la chitarra acustica. La sala ristorante si trasforma in un piccolo palcoscenico intimo. Tra abbracci e battute scherzose, improvvisa un mini-live cantando alcuni dei suoi brani più famosi. Coinvolge tutti, soprattutto le bambine e i bambini, in un momento di spensieratezza di cui c’è profondo bisogno. È un evento memorabile. Lorenzo conosce il lago, che frequenta in bici dalla sua vicina Cortona, e s’inventa un rap veloce citando le località che incontra sui pedali quando gira da queste parti. Le foto e selfie sorridenti si sprecano. I presenti lo salutano con affetto e un po’ di commozione, sono consapevoli che è uno dei suoi concerti più sentiti. Per un momento le nuvole fitte sul futuro di una comunità lasciano spazio a una notte serena.

In primavera, oltre alla temperatura, sulle montagne della Valnerina cresce in maniera significativa anche il numero delle casette. In molti lasciano gli alberghi di Perugia e del lago per tornare a Norcia. Le cifre positive delle nuove sistemazioni vengono raccontate dal sindaco in una giornata intera passata al Trasimeno. Alemanno vuole creare un momento di incontro tra la sua amministrazione e quelle dei comuni ospitanti la sua comunità. Si sceglie la sala del consiglio comunale di Magione. A margine dell’evento pubblico, la giunta comunale nursina si riunirà a porte chiuse per un paio d’ore: un’occasione di raccordo tra sindaco, assessori e gruppo di maggioranza per fare il punto in un luogo più riservato del trafficatissimo centro comunale di emergenza di Norcia. C’è anche spazio per un momento ricreativo con gli amministratori più attivi, senza guardare ai ruoli di maggioranza o minoranza nelle rispettive assemblee cittadine o agli orientamenti politici. Gli abbracci non sono di circostanza. Nasceranno amicizie di lunga durata, forti di una condizione straordinaria che rivive nella la memoria di ciascuno.

Il centro operativo comunale di Magione chiude formalmente lo stato d’emergenza solo nel luglio del 2017. In quel momento restano ancora 85 ospiti, accolti soprattutto nelle strutture di San Feliciano, che nei mesi successivi lasciano gradualmente le sponde del lago per trasferirsi verso le nuove sistemazioni temporanee. Della comunità nursina rimane la memoria viva di una popolazione generosa e solare, capace di affrontare l’emergenza con straordinaria dignità e pazienza. Ancora oggi quando ci si incontra, ricordando quanto accaduto dieci anni fa, un’emozione autentica nasce spontanea negli sguardi e nei gesti: il segno indelebile di un legame nato nel momento del bisogno e mai più spezzato.

Giacomo Chiodini, Sindaco di Magione nel 2016

* Nicola Alemanno, Doppia zona rossa. Dal sisma al coronavirus, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2020.

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